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gli amici di Facebook non muoiono mai

5 Settembre 2012 , Scritto da Noria Nalli

gli amici di Facebook non muoiono mai
“Sei così sensibile, come un fiore di cristallo”. Nessuno aveva mai scritto a Lisa un complimento così bello. La frase le era apparsa in chat, scritta da Claudio, un amico di Facebook. L’indomani, sulla piazza virtuale del social network si seppe che l’uomo era morto improvvisamente, stroncato da un infarto. Lisa ogni tanto apre la pagina di Claudio, che nessuno ha mai provveduto a chiudere, e che lei non avrà mai il coraggio di cancellare dalla lista degli amici. Con il suo profilo e il suo sorriso, Claudio è così entrato nel regno dell’immortalità telematica, un mondo parallelo anche questo, che si sta ingrandendo a vista d’occhio. Già, perché mentre a partire dagli Stati Uniti si dibatte sul declino dei social network e sul calo e la fuga degli iscritti, a rischiare di rimanere impigliati per sempre nelle rete sono le persone scomparse. Che fine fanno i profili virtuali delle persone morte? La domanda, dolorosa e di certo un po’ rimossa, colpisce al cuore del problema, ossia del nostro modo di stabilire relazioni interpersonali. Spesso talmente virtuali che, a causa dei tipici automatismi dei social network, la bacheca di una persona scomparsa da tempo può improvvisamente riempirsi di affettuosi auguri di buon compleanno, o di immagini e frasette stupide, richieste per giochi e applicazioni, postati da amici mai raggiunti dalla notizia del decesso. Acuendo talvolta il dolore degli amici (veri) e dei parenti di chi non c’è più. Non esistono d’altronde cerimonie per provvedere alle “esequie” dei membri di Facebook che muoiono, e nessuno che si occupi dell’eventuale rimozione automatica dei loro profili. Sarà che il famoso “Libro delle Facce”, con tutti i suoi elenchi di nomi, foto statiche e commenti, è il caso di dirlo, lapidari, ha già di per se un sapore vagamente sepolcrale. O che forme di Spoon River telematiche già esistono sul serio (nel cimitero di Torino, settore riservato alle cremazioni, per chi sceglie di disperdere le proprie ceneri è attivo uno spazio web in cui inserire i dati del defunto ed eventuali frasi di commiato), e nei prossimi anni potrebbero prendere sempre più piede. Talvolta per parenti e amici di chi non c’è più tenere attivo un profilo, un blog, un sito, è un modo per mantenere vivo il ricordo. Ma c’è anche chi, semplicemente, non sa come uscirne. Digitiando la domanda su Google, alla ricerca di informazioni, si scopre che molti prima di te hanno chiesto informazioni, e che sono ormai folti e numerosi i gruppi di opinione che chiedono la rimozione dal web dei profili dei propri defunti. Ancora più delicata è la situazione degli iscritti che muoiono per cause violente, disgrazie oppure omicidi eclatanti. La mancanza di reale privacy su fotografie e testi scritti, rende i social network un piatto succulento per il peggior giornalismo di cronaca. Su Facebook scatta la caccia grossa all’immagine, agli spunti per gossip, retroscena e improbabili scoop. La scorsa estate, quando ancora si pensava a Sarah Scazzi come a una minorenne scomparsa, si cercò tra i suoi amici di Facebook e in tv si pontificò per settimane su certe sue “sospette” inquietudini adolescenziali, peraltro normalissime e comuni a quasi tutte le coetanee. I suoi amici furono controllati, una fuga volontaria veniva data per certa. Secondo la psicologa Maria Elena Boero, “le immagini di chi non è più tra noi rimangono sulla rete come dei monumenti effimeri all’immortalità, il che facilita la tendenza a cancellare l’evento luttuoso”. Qualcosa di molto contemporaneo dunque, “al contrario di quanto accadeva in passato quando i morti venivano tenuti in casa e vegliati per giorni interi”. Oggi, è su Myspace che si cristalizza l’equivoco dell’immortalità delle persone famose, e dunque in ipotesi pure la nostra. Lì dilagano le tribute page, in omaggio a cantanti e artisti passati a miglior vita. E passi per i commenti, le discussioni, i ceri e le lacrime virtuali: il fatto nuovo con cui confrontarsi, è che è possibile chiedere e ottenere amicizia da Lucio Battisti o Pierpaolo Pasolini. O cliccare la pagina Myspace di Luigi Tenco, e provare la vertigine di un curioso effetto di straniamento temporale. Perché se la cornice è da social network, la voce che si sprigiona cliccando sull’apposito spazio è un volo poetico che arriva da molto molto lontano, lontano nel tempo. pubblicato da Gioia nel giugno 2011

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